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Courmayeur

(Aosta)

(Italia)

 

 

1689 - Philibert-Amedée Arnod, funzionario del Duca di Savoia, sembra sia stato il primo ad attraversare il Colle del Gigante con tre cacciatori di Courmayeur. - Gruppo della Tour Ronde - Gruppo Géant-Rochefort - Massiccio del Monte Bianco.

 

1774 - La guida di Courmayeur Jean-Laurent Jordaney detto “Patience” accompagna Horace Benedict de Saussure in una ricognizione sul Miage. - Bianco - Versante del Miage - Gruppo del Monte Bianco - Massiccio del Monte Bianco.

 

1786 - La prima traversata turistica del Colle del Gigante (cliente con guida) è dell’inglese T. Ford Hill con la prima guida di Courmayeur Jean-Laurent Jordaney detto “Patience” con Pierre Balmat e Jean-Marie Couttet, da Courmayeur a Chamonix. - Gruppo della Tour Ronde - Gruppo Géant-Rochefort - Massiccio del Monte Bianco.

 

1787 - 27 giugno. La prima traversata turistica del Colle del Gigante (cliente con guida) nel senso inverso, cioè da Chamonix a Courmayeur e del Signor Exchaquet con Jean-Michel Cachat e Alexis Tournier detto “l’Oiseau”. - Gruppo della Tour Ronde - Gruppo Géant-Rochefort - Massiccio del Monte Bianco.

 

1855 - Le guide di Courmayeur, durante i loro tentativi di aprire un percorso sul Monte Bianco dall’Italia, hanno probabilmente scalato il Mont Blanc de Tacul 4248 m, durante le loro esplorazioni, in un fortunato tentativo con il cliente James Ramsey. - Gruppo Mont Blanc du Tacul - Massiccio del Monte Bianco.

 

1855 - 31 luglio. Gratien Bareaux, J.-M. Chabod detto Turin, J. M. Chabod detto Turisa, Alexis Clusaz, Alexandre Fenoillet, Jean-Marie Perrod, Alexis Proment, guide di Courmayeur, per la cresta Nord-Est, attraverso lo spallone occidentale del Mont Blanc du Tacul e il Col du Mont Maudit che esplorarono fino al Mur de la Côte cercando da questo versante, per il Colle del Gigante e il Col du Midi, un accesso alla vetta del Monte Bianco. - Gruppo del Monte Bianco - Massiccio del Monte Bianco.

 

1865 - 24 giugno. La prima ascensione “morale” delle Grandes Jorasses dovrebbe certamente essere accreditata a Edward Whymper (venti giorni prima del Cervino) che con le sue guide Michel Croz, Christian Almer e Franz Biner raggiunsero dopo un attento sopralluogo la Punta Ovest, dell’attuale Punta Whymper per la via normale del Reposoir e del Rochers Whymper. Partito da Courmayeur alle 1,35 di notte, alle 4,35 tocca le rocce montone su cui sorge ora la Capanna delle Grandes Jorasses: le supera in un'ora ed alle 8,05 s'incontra colla zona dei seracchi sotto il Rocher du Reposoir che rimonta incontrando qualche difficoltà. Per l'altro"Rocher", che ora porta il suo nome, egli s'innalza direttamente alla vetta 4184 m, che raggiunge alle 13. Alle 20,45 è di ritorno a Courmayeur.

Edward Whymper aveva intenzione di traversare alla vetta principale ma abbandonò l’idea perché il tempo stava peggiorando e la cresta che portava alla cima era troppo ghiacciata.

L’ascensione si svolse senza incidenti, ma durante la discesa furono sorpresi da una piccola valanga che evitarono con un salto un attimo prima che li travolgesse: “Cadde in un crepaccio spalancato e ci mostrò quali sarebbero state le nostre tombe se fossimo rimasti in sua compagnia cinque secoli di più”. È la via seguita nella sostanziale prima ascensione delle Grandes Jorasses consiste nel continuare fino alla vetta della Punta Whymper per il comodo e sicuro dosso dei Rochers Whymper, dopo di averli raggiunti per la via normale del Reposoir. - Gruppo delle Grandes Jorasses - Massiccio del Monte Bianco.

 

1865 - 28 giugno. Un gruppo di cinque guide di Courmayeur, condotto dall’intraprendente e ambizioso Julien Grange, rifece l’ascensione alle Grandes Jorasses alla Punta Whymper per imparare il percorso, ma fu un’impresa rischiosa che impressionò molto Edward Whymper. Gruppo delle Grandes Jorasses - Massiccio del Monte Bianco.

 

1887 - 2/4 luglio. Moritz Kuffner, Alexander Burgener e Josef Furrer e un portatore, percorsero per la prima volta la via che corre per la Cresta Sudest e Nordest del Mont Maudit. Quella che si sviluppa lungo la cresta di frontiera lunga 1800 metri e che ancora oggi costituisce l’itinerario naturale. (Cresta Kuffner). La cordata dei primi salitori, condotta da Alexander Burgener, parti da Courmayeur e risali il fianco orientale del Ghiacciaio della Brenva, toccò l'isolotto dove si trova attualmente il Bivacco della Fourche e seguì la cresta dalla Calotte de la Brenva al Col de la Fourche; dopo il Mont Maudit raggiunse la vetta del Monte Bianco. - Gruppo Mont Maudit - Massiccio del Monte Bianco.

 

1893 - 14/17 agosto. Il berlinese Paul Güssfeldt con Emile Rey, Chistian Klucker e César Ollier tentarono la vetta del Aiguille Blanche de Peutérey salendo un canalone molto pericoloso sul Versante della Breva, attraversarono la cima principale, scesero per la via Henry Seymour King fino al colle e poi continuarono salendo la Cresta di Peutérey, bivaccando a 4400 metri. Sul Versante della Breva la comitiva di Paul Güssfeldt fu certamente fortunata perché una grossa scarica di sassi si abbatté nel canalone poco dopo che lo avevano lasciato. Paul Güssfeldt aveva 53 anni quando fece questa ascensione che richiese quattro giorni. La scalata comportò due bivacchi e una notte la passarono nel rifugio allora esistente sui Rochers Rouges, dopo di che scesero al Grand Plateau, attraversarono il Dôme du Goûter e tornarono a Courmayeur per il Ghiacciaio del Dôme. – Contrafforti Italiani - Massiccio del Monte Bianco.

 

1894 - 3 settembre. Evan Mackenzie con Julien Proment e Laurent Bertholier e Laurent Croux, realizzarono la 2° traversata del Col des Grandes Jorasses, dal Montenvers a Courmayeur, cioè in senso inverso della traversata di Thomas Middlemore e compagni. Dal Ghiacciaio di Plampincieux per il versante Sud, costola sinistra orografica del gran canalone. Bivaccano la sera precedente sulle rocce del Capucin, presso il Ghiacciaio di Mont Mallet: ripartiti alle 5 in ore 3,30 sono alla grande bergschrunde sotto il colle, e su questo alle 11,15. Lenta, terribile è la loro discesa sul versante italiano per la tormenta e il gelo, e bivaccano una seconda volta presso il Rocher du Reposoir. - Gruppo delle Grandes Jorasses - Massiccio del Monte Bianco.

 

1898 – 22 agosto. Il Duca degli Abruzzi - (Luigi Amedeo di Savoia) compie la prima ascensione delle Punta Margherita e Punta Elena con Joseph Petigax, Laurent Croux, César Ollier e Félix Ollier (le cime portano il nome della duchessa degli Abruzzi e di quella d’Aosta). Questa ascensione venne fatta da Sud.

Partirono da Courmayeur all’una di notte. Giunsero alla sommità del Rocher du Reposoir lasciando a destra l’usuale via di salita alle Grandes Jorasses e, volgendo a sinistra, attaccano per rocce pessime la spalla di monte fra il ghiacciaio che scende a Sud-ovest della Punta Whymper e il canalone roccioso che termina alla Punta (4066 m.). Alle 10,15 sono sulla cresta di frontiera e alle 13 sulla vetta agognata, da cui il Principe impose il nome di Punta Margherita, in omaggio a Sua Maestà la Regina. Nel ritorno toccano una cima sulla cresta, e questa riceve il battesimo di Punta Helène, in onore di Sua Altezza Regina, la Duchessa Elena d’Aosta. In ore 1,15 la comitiva è al termine della cresta di confine….alle 17,45 è di ritorno alla Capanna delle Jorasses e alle 21,30 a Courmayeur. - Gruppo delle Grandes Jorasses - Massiccio del Monte Bianco.

 

 

1899 - luglio. M. Schintz dell'Alpine Club di Londra con Joseph Croux effettuarono la 3° traversata del Col des Grandes Jorasses, da Courmayeur a Montenvers partendo dal Ghiacciaio di Plampincieux per il versante Sud, costola sinistra orografica del gran canalone. Questa comitiva ebbero ad impiegare in condizioni normali della montagna, molto minor tempo della comitiva di Thomas Middlemore per raggiungere questo colle dalla Capanna delle Jorasses oggi Rifugio Gabriele Boccalatte e Mario Piolti. - Gruppo delle Grandes Jorasses - Massiccio del Monte Bianco.

 

1899 - 4 agosto. Il valente Emilio Mazzucchi con Joseph Croux e il portatore Ugo Croux ripeterono la traversata del Col des Grandes Jorasses, da Courmayeur a Montenvers partendo dal Ghiacciaio di Plampincieux per il versante Sud, costola sinistra orografica del gran canalone. Da informazioni del signor Emilio Mazzucchi egli impiegò da ore 5 a 5,30. - Gruppo delle Grandes Jorasses - Massiccio del Monte Bianco.

 

1899 - 26 agosto. Giovanni Battista Gugliermina con Giuseppe Gugliermina e Natale Schiavi con Michele Motta effettuano la prima ascensione e traversata da Est a Ovest dell’aereo colle fra il Picco Luigi Amedeo e il Mont Brouillard che chiameranno Col Emile Rey (4027 m.) a ricordo della grande guida di Courmayeur, Emile (Emilio) Rey, caduta nel 1895 a soli 49 anni alla Gengiva del Dente del Gigante. Per 20 anni svolse un’attività alpinistica eccezionale, di alto livello tecnico e di esplorazione; fra le sue prime ascensioni assolute o vie nuove si annoverano: Aiguille Noire de Peutérey, Aiguille de Talèfre, Calotte de Rochefort, Aiguille Blanche de Peutérey, Charmoz (traversata), Dru (traversata), Monte Bianco (invernale), Aiguille de Bionnassay (Sud e Est), Castore (Nord), Grandes Jorasses (invernale), Ago di Sciora, Pizzo Badile (Est), Cima di Rosso (Nord), Dent d'Hérens (Ovest), Monte Bianco (Cresta de Peutérey). – Contrafforti Italiani - Massiccio del Monte Bianco.

 

1909 - La spedizione di Luigi Amedeo di Savoia, Duca degli Abruzzi, si reca in Karakorum - Himalaya ed esplora i versanti da Nord-ovest a Sud a Nord-est del K2 ed individua nel costone poi chiamato Abruzzi, la via di salita. Di essa fanno parte Federico Negrotto topografo, Filippo De Filippi geografo, Vittorio Sella fotografo, Erminio Botta, le guide di Courmayeur Giuseppe Petigax con il figlio Petigax Lorenzo, Alessio Brocherel con Brocherel Enrico, i portatori Alberto Savoye, Ernesto Bareux, Emilio Brocherel. Il Ghiacciaio Savoia viene risalito sino alla Sella omonima (m. 6666) all’inizio della Cresta Nord-est; l’alto Ghiacciaio Godwin Austen viene risalito sino alla Sella dei Venti o Skyang La (m. 6233); si tenta la scalata dello Skyang Kangri, allora chiamato Staircasa e si esplora il costone Abruzzi che porta alla Cresta Sud-est del K2, sino a quota 6000. Scesi al Circo Concordia si compie una ricognizione nel ramo superiore del ghiacciaio del Baltoro, e si tenta il Chogolisa, allora chiamato Bride Peakla sposa”, che viene scalato sino a 7500 metri stabilendo il primato d’altezza che solo nel 1922 verrà battuto sull’Everest. I risultati scientifici sono la prima carta della zona, al centomila, disegnata da Federico Negrotto; una documentazione fotografica di Vittorio Sella, oggi ancora non superata; le ricerche geografiche di Filippo De Filippi. - Luigi Amedeo di Savoia, Duca degli Abruzzi ha portato un decisivo tentativo al K2, uno degli ottomila più belli e difficili, salendo per un buon tratto lungo lo sperone che poi sarà scelto dalla spedizione italiana molti anni più tardi durante la sua salita vittoriosa. - Karakorum - Himalaya.

 

1930 - 26/27 agosto. I tentativi di salita per la Cresta Sud dell’Aiguille Noire de Peutérey, ovvero, il versante italiano del Monte Bianco, con difficoltà di sesto grado furono avvincenti e ricchi di storia, la salita riuscì finalmente a due giovani alpinisti di Monaco Karl Brendel e Hermann Schaller.

I tentativi iniziarono con l’ascensione del Pic Gamba di Paul Preuss con il Conte Ugo di Vallepiana nel 1913, e sempre nel 1913 la cordata Angelo Dibona, Guido Mayer e Max Mayer salirono fino alla parete della 2° Torre (Punta Bifida) da dove scesero per maltempo; E. Allwein e Willy Welzenbach nel 1925 salirono fin sulla 3° Torre (Punta Welzenbach). Poi si spinsero più in alto le guide di Courmayeur: Laurent Grivel, Arturo Ottoz e Osvaldo Ottoz, i primi due anni anche con Albino Pennard (nel 1928, 1929 e 1930) fino all’ultimo risalto della Punta Brendel; essi scesero anche dalla vetta esplorando fino alla 5° Torre (Punta Ottoz). Nel 1930, senza tentativi, la salita riuscì a Karl Brendel e Hermann Schaller. - Contrafforti Italiani - Massiccio del Monte Bianco.

 

1954 - 3 agosto. Leggendo e rileggendo la scarna versione qui riportata della Prima ascensione al K2 (La montagna degli italiani) Karakorum - Himalaya. Mi sembra doveroso riportare da fonti più ufficiali e giornali autorevoli, e non da meno da libri “Montagne di una vita” – “K2 storia di un caso” e Il caso K2 – 40 anni dopo. di Walter Bonatti e molti altri, compreso spunti da Internet, una breve sintesi della verità dei fatti.

Caso K2. – La prima salita alla vetta del K2.

31 luglio 1954 la spedizione italiana guidata dal professore Ardito Desio raggiunge la vetta del K2. La notizia giunge in Italia a mezzogiorno del 3 agosto ed accolta con grande entusiasmo e simbolo della rinascita del paese nel dopoguerra. Ovviamente da quel momento il K2 divenne per tutti la “Montagna degli Italiani”. I due alpinisti che raggiunsero effettivamente la vetta furono Achille Compagnoni e Lino Lacedelli, con il determinante aiuto di Walter Bonatti, anche se il merito va sicuramente all’intero gruppo. La spedizione fu inizialmente segnata dalla morte della guida alpina di Courmayeur Mario Puchoz colpito da edema polmonare. Erich Abram, Walter Bonatti e Ubaldo Rey, fecero il grosso del lavoro di messa in opera delle corde fisse sulla cosiddetta Piramide Nera, la difficile zona rocciosa poco sotto i 7000 metri. Il 30 luglio, il giorno prima della salita finale con un carico di bombole sulle spalle recuperate appena sopra il settimo campo, Walter Bonatti forse meno provato degli altri avanza in testa alla fila, seguito da Pino Gallotti e Erich Abram con i due hunza Amir Mahdi e Isakhan. Arrivati al campo otto, Pino Gallotti non si regge più in piedi, Erich Abram non si pronuncia, ma dall’espressione del suo volto c’è poco da sperare. Lo hunza Isakhan febbricitante, geme come un bambino. Invece Amir Mahdi è ancora in ottime condizioni. Con uno strattagemma Walter Bonatti convince Amir Mahdi ad aiutarlo a portare i due trespoli dell’ossigeno al campo nove dove erano attesi da Achille Compagnoni e Lino Lacedelli, designati per conquistare la cima, ma non riuscirono a raggiungere la tenda del campo. Al sopraggiungere dell’oscurità Walter Bonatti e Amir Mahdi si trovarono così impossibilitati sia a salire sia a scendere. Non ricevendo assistenza dalla ormai vicina tenda di Achille Compagnoni e Lino Lacedelli (non si trova dietro il masso come accordato ma a cinquanta metri  più in alto nascosta dietro la grande fascia rossa). Ed ecco, incredibile, nel profondo silenzio, sulla dorsale che finisce sotto la fascia rocciosa e poco più in quota si accende una luce. Con voce ben distinta e cruda Lino Lacedelli si giustifica, con queste precise parole: “Non vorrai che stiamo fuori tutta la notte a gelare per te!”. – “Avete l’ossigeno? - bene lasciatelo lì e scendete subito”. Walter Bonatti e Amir Mahdi dovettero quindi bivaccare all’aperto in condizioni climatiche proibitive, su un gradino di ghiaccio in mezzo a un ripido canalone che il vento notturno riempiva di neve, senza tenda e senza sacchi a pelo, e sopravvissero solo grazie alla loro eccezionale forza fisica. Amir Mahdi riportò gravi congelamenti che portarono all’amputazione di tutte le dita dei piedi. Questo episodio è all’origine di tutta serie di polemiche, calunnie, accuse, perfino di fronte a tribunali, che coinvolsero i protagonisti della vicenda e si trascinarono per 54 anni, dando origine al cosiddetto Caso K2.

Secondo la relazione pubblicata all’epoca da Ardito Desio, la mattina successiva al trasporto dei basti con le bombole di ossigeno da parte di Walter Bonatti e Amir Mahdi, Achille Compagnoni e Lino Lacedelli, sarebbero scesi a prendere le bombole (che garantivano una pressurizzazione pari a 6000 metri anche alla quota di 8100 metri), dove Walter Bonatti e Amir Mahdi le avevano lasciate ( a poca distanza dal campo nove) e con esse avrebbero fatto la salita finale; l’ossigeno tuttavia, secondo il loro racconto, si sarebbe esaurito due ore prima (a quota 8400) e quindi i due alpinisti avrebbero raggiunto la vetta del K2 senza respirare ossigeno supplementare, portando comunque con sé i bastini con le bombole ( dal peso complessivo di 19 chilogrammi per alpinista) per lasciarli in vetta come segno della loro conquista. Al ritorno entrambi sarebbero stati in condizioni psicofisiche difficili e Achille Compagnoni, che in un primo tempo disse di avere ceduto in vetta i suoi guanti a Lino Lacedelli ma che poi sarebbero volati nel vento mentre scattava le foto (la versione venne poi modificata), riportò gravi congelamenti alle mani, per i quali fu necessario l’amputazione di due dita.

“Il caso K2 – 40 anni dopo”. di Walter Bonatti - Revisione della versione ufficiale.

La versione secondo cui l’ossigeno sarebbe terminato prima di raggiungere la vetta è stata ufficialmente smentita dal CAI a seguito delle risultanze della commissione dei tre saggi, che ha pubblicato la propria relazione nel 2008. Secondo la versione rivista, l’ossigeno sarebbe stato utilizzato fino alla cima. La prova è costituita da 2 foto scattate sulla cima dai due alpinisti: in una si vede Achille Compagnoni ancora con la maschera dell’ossigeno; nell’altra Lino Lacedelli con tracce di brina intorno alla bocca, come se si fosse tolto da poco la sua maschera di ossigeno. A sottolineare questo fatto si deve il merito al dottor Robert Marshall di Melboure, un medico chirurgo che dopo un’analisi approfondita e puntigliosa fornendo una documentazione singolare, tanto più inattesa in quanto era già da sempre a disposizione degli osservatori. Achille Compagnoni e Lino Lacedelli avrebbero respirato l’ossigeno delle bombole per circa 10 ore, vale a dire che era completamente cariche. I due avrebbero cominciato la salita finale non prima delle 8,30 partendo dal luogo del forzato bivacco notturno di Walter Bonatti e Amir Mahdi dove avrebbero recuperato le bombole lasciate in bella vista e scoperte dalla neve da Walter Bonatti. Risulta pertanto completamente valida la versione di Walter Bonatti.

 

198712/13 marzo. Inizia il duello fra Christophe Profit e Eric Escoffier che si inseguono sulle stesse pareti in pieno inverno, in una lotta per raggiungere l'amata trilogia delle Tre pareti Nord delle Alpi, seguendo il rituale di una nuova sfida. La spunta Christophe Profit, che in 42 ore liquida lo Sperone Croz alle Grandes Jorasses, l’Eiger e il Cervino. Eric Escoffier, leggermente in ritardo, non riesce a completare il trittico. E’ importante dire che Eric Escoffier, che non ha mai scalato l'Eiger, si perde nel buio per trovare il famoso passaggio "Hinterstoisser" deve andare fino a Kleine Scheidegg e ri-iniziare la salita il giorno dopo, mentre, Christophe Profit è già in cima allo Sperone Croz alle Grandes Jorasses dove con il suo aliante dal peso di soli 2,4 chili gli permette di volare a Courmayeur.

 

1992 - 3 agosto. Adriano Greco e Fabio Meraldi compiono l’andata e ritorno da Courmayeur alla vetta del Monte Bianco in 7 ore e 19 minuti. - Gruppo del Monte Bianco - Massiccio del Monte Bianco.